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Ilaria Formisano

‘La pelle’: il viaggio nel ventre di Napoli di Curzio Malaparte

La pelle di Malaparte

La Pelle è una “rivelazione d’orrori” e Malaparte rimanda continuamente a tumulti provenienti dai vicoli della città, voci, clamori, una città che si sente attaccata. L’autore è stato spesso accusato non solo di aver descritto i “giorni bui” dell’occupazione alleata, interpretandoli secondo la sua visione, ma addirittura di provare gusto con queste macabre descrizioni (corpi straziati, sangue ovunque, miseria), oltre alle pagine definite “dello scandalo” dove emergono dettagli come le parrucche bionde sui sessi delle brune per invogliare i neri, la figliata omosessuale, insomma scene forti, inconsuete, che restano impresse quasi fossero un oltraggio ai napoletani.

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‘Il partigiano Johnny’, di Beppe Fenoglio: l’antiretorica della Resistenza

libro partigiano Johnny

Tra i più importanti romanzi del Novecento non possiamo non annoverare il capolavoro di Beppe Fenoglio: Il partigiano Johnny. È possibile scorgere in esso una proiezione stessa dell’autore in quanto quasi tutte le vicende sono vissute in prima persona. Va tuttavia sottolineato che il romanzo è stato pubblicato postumo, in una versione che mescolava due stesure diverse, acefale e lacunose; inoltre lo stesso titolo va attribuito ai curatori della prima edizione Einaudi (1968).

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Guido Piovene, indagatore del declino umano

Guido Piovene

Scrittore e giornalista italiano, Guido Piovene nasce a Vicenza nel 1907 da una famiglia di nobili. Al centro delle sue riflessioni vi sono il declino morale e quindi anche umano, l'aspetto psicologico,i costumi della provincia, un' ambigua e repressa sensualità che nasce dal sentimento religioso. Sono tutti elementi che danno consistenza alla complessità del personaggio-io proposto dallo scrittore vicentino.

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Beppe Fenoglio, lo scrittore-partigiano

Beppe Fenoglio

Beppe Fenoglio è sicuramente da annoverare tra gli scrittori italiani più monumentali e innovatori del Novecento. Scrittore- partigiano (come si è definito lui stesso),nonché traduttore e drammaturgo, Fenoglio nasce ad Alba nelle Langhe il 1°marzo 1922. Primogenito di tre figli, cresciuto in una famiglia di lavoratori (il padre è macellaio e la madre donna forte caratterialmente che ambisce per i figli una vita migliore della propria) impara l’italiano sui libri, perché la lingua madre è il piemontese di Alba, dialetto capace di raccontare la guerra, la Resistenza, la giovinezza, il territorio, l’amicizia e l’amore come nessuno. Con dignità, poesia, genio, smarrimento e civiltà. Nonostante le ristrettezze economiche, su consiglio del maestro elementare, Fenoglio frequenta il Liceo, diventando un alunno modello e appassionato soprattutto di inglese iniziando anche delle traduzioni (le prime di una lunga serie).

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‘Fontamara’: la critica sociale di Ignazio Silone

Fontamara

Tradotto in innumerevoli lingue e con ampio riconoscimento di pubblico in tutto il mondo, Fontamara rappresenta uno dei romanzi più noti di Secondo Tranquilli, in arte Ignazio Silone (Pescina, 1°maggio 1900- Ginevra 23 agosto 1978), uno degli intellettuali italiani più conosciuti e letti non solo in Europa, ma nel mondo, è infatti soprattutto all’estero che lo scrittore è stato particolarmente apprezzato, mentre in Italia, tanto per cambiare, è stato spesso osteggiato dalla critica e solo tardivamente riabilitato.

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Vittorio Sereni, poeta dell’incertezza

Sereni

La poesia di Vittorio Sereni è stata inizialmente inserita sia nel modernismo minore (anche per l’influenza di poeti quali Ungaretti e Quasimodo), sia nell'ermetismo fiorentino, mostrando oggetti, situazioni e sentimenti diversamente concreti. Tale visione muta con la prigionia e la guerra: il mondo diventa ai suoi occhi indecifrabile, così come si nota in "Diario in Algeria" (la voce parlante e gli elementi lessicali arcaizzanti servono spesso a distanziare la realtà, mentre il ritmo modulato tra una strofa e l’altra, simboleggia la condizione di prigioniero simile a quella dello stato umano).

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“Una vita”: storia di un inetto

Una vita

"Una vita" è il primo romanzo di Italo Svevo, pubblicato nel 1892 dall’editore Vram, inizialmente passato inosservato nel panorama letterario italiano forse perchè inizialmente recava il titolo di "Un inetto", per sottolineare meglio la psicologia del personaggio principale, oltre al pessimismo dello scrittore. Rifiutato dall’editore, Svevo pensa di modificarne il titolo richiamando quello di un noto romanzo di Guy de Maupassant: "Une vie".

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