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Altri mondi

L’art star Romero Britto: la visione delle cose tra serialità e ottimismo

Britto

Romero Britto ha iniziato come autodidatta il suo percorso artistico affiancandosi agli street artist e prendendo spunto dalle loro forme e dalle loro tecniche. In questa prima fase le opere di Romero Britto sono realizzate su materiali di recupero come ritagli di giornali e pezzi di cartone. Ma solo durante un viaggio a Parigi l’incontro con le opere di maestri quali Matisse e Picasso gli permette di personalizzare la sua tecnica arrivando a precisare il suo stile inconfondibile. Le opere di Britto sono state esposte in gallerie e musei di oltre 100 paesi, tra cui la mostra in occasione del Salon de la Société Nationale des Beaux Arts al Carrousel du Louvre nel 2008 e nel 2010. Nel 2013 Romero Britto è stato il primo artista vivente a esporre al Museo Soumaya a Città del Messico. Ha realizzato numerose installazioni di arte pubblica tra le quali spicca la scultura per l’Hyde Park di Londra, la più grande nella storia del parco; è stato artista ufficiale per i Mondiali di calcio del 2010 e ambasciatore della Coppa del Mondo FIFA 2014 in Brasile.

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I brividi, se non altro: appunti sul minimalista Ellsworth Kelly

Ellsworth Kelly

"Lime and limpid green, a second scene, a fight between the blue you once knew"....sono i primi due versi del primo pezzo del primo disco dei Pink Floyd, UK press. Sono nubi di gas grandi miliardi di volte il sole e incendiate da lampi di luce cosmica milioni di anni fa, quando solo l'Africa era abitata, prima che il mondo si sparpagliasse in continenti, e solo quegli uomini videro in cielo quel bagliore. Ed è il colore che parla da solo. È tutto ciò che rimane di fronte all'orizzonte degli eventi, quando tutto ciò che è umano e conosciuto viene spazzato via, che i buchi neri sono la parte sconosciuta e cattiva della natura - se però il colore è viola, allora sono campi di lavanda visti dalle nuvole (color field). Sono tele irregolari: si tratta dell'esponente del Minimalismo e dell'Hard edge painting, Ellsworth Kelly, si vola, e il profumo lo si sente fin qua.

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Sinatra, Elvis, Dylan, Springsteen: macroscopia di una storia leggendaria

sinatra

Con Frank Sinatra si racconta una storia dei due mondi, di due epoche, quasi, del novecento; e c’è di fatti con lui un pre e un post guerra mondiale, e una visione d’insieme che va all’inseguimento del futuro da costruire consonante a nuove canzoni e melodie per nuovi altari popolari - il pop appunto, il sinonimo più trascurato di cultura di massa, dal quarto d’ora celebre per chiunque a the medium is the message, la macchina è il messaggio, la produzione, il progresso, e in questo caso la ricostruzione anche di una musica nuova; e il pop è anche un sottogenere della cultura di massa e un genere musicale con linee di confine assolutamente precise.

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Intervista a Paolo Licata, regista di ‘Picciridda’, in concorso per Il Globo d’oro e i Nastri d’argento

Picciridda film

Disregazione familiare, violenza e giustizia privata. Sono queste le tematiche centrali di Picciridda- con i piedi nella sabbia, tratto dal romanzo di Catena Fiorello, felice esordio alla regia di Paolo Licata, 38enne siciliano che mette in scena un melodramma costruito sull’essenzialità dei dialoghi e degli sguardi dei protagonisti, incastonati in una natura aspra ma che sa essere anche di conforto ai drammi degli esseri umani. Il film di Licata, date queste premesse, può richiamare alla memoria il poderoso e drammatico affresco familiare di Luchino Visconti (di cui Licata è estimatore), Rocco e i suoi fratelli, in realtà se ne distacca per l’assenza di carica ideolgica e per l’importanza che il regista dà alla sua terra e alla natura.

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Charlie Parker, John Coltrane, Wayne Shorter: Miles Davis & the saxophones

Davis

La paranoica fissazione con un genere musicale contemplato ed esplorato nella sua più totale e completa complessità porta inevitabilmente alla ricerca di tutto ciò che gli sta attorno configurando un continuum fenomenale di genere a intermittenza di suoni dai più disparati insiemi musicali. Dal '69 al '74, da In a Silent Way a Get Up With It, il protagonista del racconto è più doverosamente John McLaughling, un chitarrista inglese, laddove nei sogni, nei desideri di partenza, nei progetti e nelle idee iniziali, questa figura musicale avrebbe dovuto combaciare con le fattezze artistiche di Jimi Hendrix - Miles Davis aveva un progetto musicale che contemplava l’introduzione della chitarra di Hendrix, ma quello che ne è venuto fuori fu solo un chiacchierato pastiche sentimentale a tre tra Miles, Jimi, e la signora Mabry Davis, Mademoiselle Mabry, come nell’ultima traccia di Filles De Kilimanjaro, suite orchestrale di oltre un quarto d’ora del 1968, Miles Davis, e al sax c’era già Wayne Shorter che chiudeva lo storico periodo del secondo grande quintetto, e che lo accompagnerà fino agli sviluppi più estremi del progetto di fusione elettrica tra musica jazz e musica rock - e questa è la seconda volta in quattro anni che la chitarra elettrica fa scalpore, fa scandalo, fa impazzire il pubblico; ed era già successo con Bob Dylan nel ‘65 quando il cantautore si presentò al Newport Folk Festival con una Stratocaster a tracolla e si beccò gli insulti e lo sdegno del pubblico (quella chitarra è stata venduta all’asta attorno al 1992 o giù di lì, per duemilioni di dollari).

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Il Moco Museum di Amsterdam: la dimensione fenomenale dell’arte contemporanea

Moco

La delicata interazione tra le coordinate del moderno all'intersezione di tutto ciò che è contemporaneo e da strada ha portato alle fondamenta del favoloso, nel 2016, con l'istituzione del MOCO museum ad Amsterdam; e c'è una precisa correlazione di forma e contenuto al suo interno per cui l'unità stilistica degli interni dell'edificio che ospita il museo diventa la collezione permanente del museo stesso e i lavori che sono di volta in volta ospitati sono i dispositivi audio in uscita di una sontuosa sinfonia estetica: la prima strofa del poema dell'incanto e dello stupore al Moco museum è il museo stesso, chiuso in un'unità di stile dall'estetica prelibata, laddove la prima vera grande esperienza è il museo, e il museo è di per sè stesso un'esperienza tematica unitaria.

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Francesca Leone, l’arte del comportamento e della memoria

Francesca Leone

L’arte contemporanea è senza dubbio democratica, perché soprattutto collettiva: il pubblico diviene parte delle opere e il bello del quotidiano diventa l’abilità dell’artista di toccare gli oggetti, i materiali e di modificarne la presenza nel vissuto. Nell’arte contemporanea la possibilità di espandere la percezione della realtà viene moltiplicata dalle nuove tecnologie che modificano anche gli spazi di fruizione. Ma non tutto può essere arte solo perché riusciamo a concepire un’idea che reputiamo geniale, e lo sa bene Francesca Leone, figlia dell’indimenticabile regista Sergio Leone e della ballerina Carla Ranalli, con la sua arte meditativa, sociale, vicina al primitivo, che si ispira all’arte povera di Jannis Kounellis, a quella allegorica e crepuscolare di Anselm Kiefer e a tutte le altre espressioni artistiche cariche di tensione tra immagine e realtà.

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La macchina mediatica del fango contro il Dott. Ascierto

ascierto

Non ha bisogno di avvocati difensori. Il suo curriculum parla da solo. Così come la sua reputazione. Paolo Ascierto, medico e professore, è uno dei punti di forza della ricerca italiana. Tra le eccellenze mondiali nell’ambito oncologico. Basterebbe questo a zittire chi negli ultimi giorni a provato a minarne la professionalità. Ma chi fa parte di questa categoria, ovvero quella dei giornalisti, non può restare in silenzio rispetto a ciò che sta accadendo. Il Dott. Paolo Ascierto ha subito degli attacchi indegni, contro i quali è obbligatorio alzare gli scudi. Certo, proveremo a mantenere il rispetto e l’educazione che Ascierto è stato in grado di esprimere, ad esempio, dopo l’affondo (meglio definirlo una vera e propria caduta di stile) messo a segno dal collega Massimo Galli – Direttore della divisione malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano – durante la trasmissione Cartabianca condotta da Bianca Berlinguer su Rai3.

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