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Altri mondi

Valerio Bruner: “la musica e il teatro mi hanno salvato la vita”

Valerio Bruner è un cantautore, autore di teatro e uno scrittore napoletano. Amante dei viaggi, dopo un soggiorno londinese, grossa fonte di ispirazione per la sua carriera artistica, ritorna a Napoli, la sua città natale. Nel 2013 esce il suo testo teatrale “La Ballata del Drago e del Leone. Alba Gu Brath” edito da OXP Orientexpress. Nel 2014 si laurea in Letterature e Culture Comparate. L'anno successivo scrive e porta in scena, insieme alla compagnia teatrale Te.Co. Teatro di Contrabbando, lo spettacolo autobiografico “Nonsense a Nord del Tamigi”, curandone anche la composizione musicale e l’esecuzione dal vivo. Lo spettacolo vince la rassegna nazionale Stazioni d’Emergenza indetta dal Teatro d’Innovazione Galleria Toledo di Napoli e si classifica come finalista al festival Crash Test Collisioni di Teatro Contemporaneo di Valdagno.

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L’Umanesimo scientifico di Leonardo da Vinci, ancora attuale a 500 anni dalla sua morte

leonardo da vinci

«Corpo nato della prospettiva di Leonardo Vinci, discepolo della sperienza. Sia fatto questo corpo sanza esemplo d’alcun corpo, ma solamente con semplici linie» (Codice Atlantico, f. 520 r, c. 1490). Questa annotazione, dal tono apparentemente criptico, risulta appuntata su un grande foglio di studi geometrici e tecnologici, risalente alla fase centrale del lungo primo periodo milanese di Leonardo (1482-1499).

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Ricordando Sergio Leone a trent’anni dalla sua scomparsa

Leone

Il giovane Leone nasce, respira, mangia, beve con il cinema. Il suo campo d'allenamento è costituito da un genere molto in voga negli anni 50, il cosiddetto "peplum": per questi "filmoni" in costume scrive diverse sceneggiature, fino ad arrivare alla prima regia, subentrando nel 1959 a Mario Bonnard per completare Gli ultimi giorni di Pompei e, finalmente, nel 1961, tutto solo dietro la macchina da presa per Il colosso di Rodi. Archeologia, di fatto. Impossibile, assolutamente impossibile spiegare ai ragazzi d'oggi che cosa significavano quei film per il pubblico del tempo.

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Cosa è stato davvero il Medioevo, oltre i luoghi comuni e l’ignoranza dei moderni

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“Siamo rimasti nel Medioevo!”. E’ una frase comune, che ripetono quasi tutti, senza nemmeno pensarci. Eppure è sintomo di ignoranza, cioè di non conoscenza della storia. Lo ha spiegato la celebre storica francese Régine Pernoud, specialista del Medioevo: «Quando si dice “in quel campo si è rimasti ancora al Medio Evo” si e detto tutto! Come è possibile che si sia ancora legati, nella nostra epoca scientifica, a nozioni così semplicistiche e infantili su tutto ciò che riguarda il Medio Evo?».

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In memoria di Kubrick: ‘2001: Odissea nello spazio’, il capolavoro che ci fa sperimentare la sete di comprensione

kubrick

Sottraendo il capolavoro 2001: Odissea nello spazio a interpretazioni immediate - aprendolo quindi a infinite interpretazioni - Kubrick, che ha rappresentato una potente esperienza visiva intorno alla quale lascia tutti liberi di specularci come vogliono, ci lascia soli di fronte al monolito, un significante privo di significato. Ci fa sperimentare la sete della comprensione, assieme all'impossibilità di oltrepassare i limiti della comprensione. Durante la visione siamo in assenza di gravità, presi dalla vertigine, rapiti dal fascino di immagini, suoni e musiche di un film quasi privo di dialoghi. "Le scene più forti, quelle di cui ci si ricorda, non sono mai scene in cui delle persone si parlano, ma quasi sempre scene di musica e immagini": in nessun altro film Kubrick è stato tanto fedele a questo suo assunto quanto in 2001: Odissea nello spazio.

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L’appellite e la difesa della storia che più fa comodo degli intellettualoidi di Repubblica

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Fossimo semi-colti come loro citeremmo il Friedrich Nietzsche autore di Sull’utilità e il danno della storia per la vita. Invece ci limiteremo a parafrasare il drammaturgo tedesco Hanns Johst: «ogni volta che sento la parola appello metto mano alla pistola». L’appellite, la vocazione alla firma di proclami, tanto diffusa che negli anni sessanta e settanta del secolo scorso produsse spesso infiammazioni ai tendini della mano, dopo qualche anno di sonno è tornata in gran voga, non casualmente a partire dal 4 marzo dello scorso anno. Non c’è azione, soprattutto se dell’attuale governo, che ormai non sia accompagnata dall’appello, sempre inevitabilmente «morale» del «mondo della cultura» (pure a loro ormai fa ridere il termine intellettuale).

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Oscar 2019: vince ‘Green Book’ che tratta ancora una volta il tema del razzismo in maniera stereotipata

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Alla fine, tra le immancabili polemiche, l’ha spuntata “Green Book” di Peter Farrelly nella corsa per il titolo di miglior film alla 91ª edizione degli Academy Awards a Los Angeles, i premi Oscar del cinema statunitense assegnati dalla Academy of Motion Picture Arts and Sciences. “Green Book” ha sbaragliato i concorrenti più agguerriti, in primis “Roma” e “La favorita” (forti di 10 nomination). Non ci sono stati grandi dominatori nel corso della serata ma le statuette sono state distribuite in maniera pressoché omogenea. Il bottino più ricco è andato a “Bohemian Rhapsody” (4 premi, tra cui l’attore Rami Malek), “Green Book” (3 Oscar: film, attore non protagonista Mahershala Ali e sceneggiatura originale), “Roma” (3 titoli: regia, film straniero e fotografia) e al colossal Marvel “Black Panther” (3 premi tecnici). Una cerimonia senza conduttore, dall’andamento composto ma poco incisivo, con una staffetta di star a conferire i premi. Preziose le performance musicali live, tra cui la scarica rock dei Queen in apertura di serata e il sontuoso duetto di Bradley Cooper e Lady Gaga.

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