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Altri mondi

L’adattamento di Raúl Ruiz del capolavoro di Marcel Proust

Proust

Ruiz distilla il lavoro di 2300 pagine di Proust in sole due ore e cinquanta minuti, incentrando il film sul volume conclusivo, mentre pesca liberamente dalle sei parti che lo precedono. Il film è costruito da una serie di flashback negli ultimi giorni dell’autore ormai sul letto di morte, quando è in lotta con la malattia per completare il volume finale. Lo scrittore (interpretato da André Engel), scavando nella memoria aiutato da una pila di fotografie, evoca visioni di se stesso prima come bambino precoce (Georges Du Fresne) e poi come adulto (Marcello Mazzarella), età in cui frequenta i dorati reami dell’alta società, dissezionandoli e rendendocene indietro una cronaca minuziosa e caustica.

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‘The Danish Girl’, di Tom Hooper: il percorso psicologico del primo transgender della storia

The Danish Girl non è la storia di un cambiamento, è il racconto poetico e struggente di un ritorno a se stessi. Einer Wegener ha sempre avuto dentro di sé l'animo di Lili Elbe, la donna che non ha mai potuto essere, e ha vissuto la sua vita di pittore paesaggista rifiutando il suo vero io. Ha sposato una donna, Gerda, ha fatto carriera come artista, ha provato ad avere dei figli, ma non si è mai sentito completo nel profondo. Ecco perché quando Gerda, pittrice anche lei, gli chiede di posare per un ritratto indossando indumenti femminili, in Einer si risveglia l'animo di Lili, prepotente e travolgente, tanto da "uccidere" a poco a poco la parte maschile di Einer.

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‘Napoli velata’ di Ozpetek: un melodramma barocco pretenzioso impigliato nell’ambiguità delle menti e dei corpi

Ozpetek

Napoli e Ozpetek. Un bell’incontro sulla carta perché sia la città, sia il regista sono allergici alle definizioni univoche e costringono a non ricorrere alle etichette prestampate. Vorremmo, però, subito pregare che si rivolga altrove chiunque pensi di scovare in queste righe un riscontro al grottesco ping pong tra gli amatori e gli odiatori del brand Gomorra. Secondo noi, infatti, in Napoli velata non c’è niente che evochi una sorta di arrivano-i-nostri contro i loschi mercanti di finzione ovvero, per essere ancora più schietti, il fatto che Ozpetek abbia scoperto e si sia innamorato della Grande Bellezza partenopea fa onore alla sua sensibilità d’uomo e d’artista, ma conta molto poco sul piano della qualità di questo mystery impigliato nell’ambiguità delle menti e dei corpi. Per pareggiare le storie di funesta delinquenza (ahinoi) suggerite a getto continuo dalla cronaca, tra l’altro, non mancano affatto le opere votate al napoletanamente corretto e non si capisce perché le piroette oleografiche della serie Sirene non influenzerebbero lo spettatore-cittadino come le crudezze di O’stregone o Sangueblù, né perché gli stupendi appartamenti sul mare di I bastardi di Pizzofalcone compiacerebbero il popolo meno dei vicoli di Forcella o le Vele di Scampia.

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Lo Scienziato Antonio Giordano: “E’ fondamentale investire nella ricerca, fare prevenzione può salvare la vita”

Antonio Giordano è un oncologo, patologo, genetista, ricercatore e professore universitario di fama mondiale. Direttore dello Sbarro Health Research Organization a Philadelphia, Presidente del comitato scientifico CROM (Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano), Docente di Anatomia patologica presso l'Università degli studi di Siena: sono solo alcuni degli incarichi che fregiano il suo curriculum. Eppure la veste in cui è più spesso ritratto è il camice bianco, in laboratorio: per fare ricerche per la cura dei tumori. Fautore di scoperte notevoli e instancabile scienziato è sempre in prima linea in questa battaglia dura ma senz'altro proficua per il presente e per il nostro futuro.

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Perché l’arte contemporanea monopolizza i Musei?

arte contemporanea giapponese

Soprattutto negli Stati Uniti, le mostre di arte contemporanea attraggono più delle altre e stanno progressivamente relegando ai margini l’arte del passato, con importanti conseguenze per il mondo dell’arte. Per gli americani che amano l’arte di Hans Holbein, Édouard Manet, Georges Braque e Paul Klee, si prospettano tempi bui. Erano tutti brillanti artisti, ma nessuno di loro ha un nome famigliare come quello di Claude Monet o di Pablo Picasso. Dopo anni di declino dell’educazione alle arti, solo gli artisti più celebri sono riconosciuti dal grande pubblico, e sono ormai gli unici in grado di attrarre il grande pubblico nei musei. Questo, però, è un problema per gli artisti del passato.

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13 meravigliose opere d’arte che raccontano la Natività

Natale

Concentriamoci sulla bellezza. Con cui, nella storia dell’arte è stata raccontata la nascita di Gesù. 1 Giotto ha rappresentato la Natività di Gesù fra il 1303 e il 1305, sulla parete dell’incantevole Cappella degli Scrovegni a Padova. L’opera fa parte delle Storie di Gesù del registro centrale superiore e commuove per la sua delicata semplicità. Maria è distesa su un declivio roccioso, coperto da una struttura lignea, e adagia Gesù nella mangiatoia con delicatezza materna. Giuseppe sta accovacciato in basso, dormiente, mentre un angelo istruisce due pastori sull’incredibile fatto di cui sono testimoni.

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I peccati dell’innovazione tecnologica, la New Economy con il suoi web e robot

New Economy

La nostra epoca è caratterizzata da una crescente innovazione tecnologica presente in tutti gli ambiti della nostra vita. Accanto a questa spinta allo sviluppo, s’instaura una nuova struttura economica: la cosiddetta New Economy, che si contraddistingue dalle forme economiche del passato per il fatto di essere caratterizzata da elementi inediti: opera in un mercato globale; riesce ad abbattere egregiamente i costi di lavoro ed è localizzata in uno spazio indefinito: la rete. Nel libro Al posto tuo: così web e robot ci stanno rubando il lavoro, Riccardo Staglianò spiega bene il modo in cui le nuove tecnologie incarnano lo spirito della New Economy. La crescita esponenziale dello sviluppo tecnologico è diretta verso l’automazione dei metodi di produzione e la digitalizzazione dei servizi.

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‘Star Wars: gli ultimi Jedi’, la forza persuasiva di Rian Johnson che ci fa percepire le avventure interstellari come parte integrante di un vissuto globalizzato

Gli ultimi Jedi

La Forza non s’era risvegliata nel settimo e omonimo capitolo della saga di Star Wars, ma eccola riemergere più pervasiva e trascinante che mai nell’ottavo, Gli ultimi Jedi, scritto e diretto da Rian Johnson ma ispirato dal sapiente disegno del rinnovatore J. J. Abrams. Il secondo film della terza trilogia, com’è noto diventata proprietà dei Disney Studios dopo che il demiurgo George Lucas sazio di fama e dollari gli ha venduto la sua ineguagliabile creazione, vi ripropone, infatti, al livello di tsunami mentale ed emotivo le qualità che si sono insediate nell’immaginario collettivo di milioni di persone.

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