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Jean-Paul Sartre: dalla Melancholia di Dürer a “La nausea”

Sartre

La nausea è un romanzo di Jean-Paul Sartre, scritto nel 1932 e pubblicato nel 1938. In origine l’opera prendeva il nome di Melancholia, in onore dell’incisione del 1514 di Albrecht Dürer. Sartre usa gli oggetti come espressione dell’esistenzialismo dell’uomo e probabilmente scelse quest’opera per la rappresentazione di alcuni oggetti: una bilancia, un cane scheletrico, attrezzi da falegname, una clessidra, un solido geometrico (un "troncato romboedrico" o "poliedro Dürer"), un putto, una campana, un coltello, una scala a pioli, che rappresentano alchemicamente la difficoltà di tramutare il piombo in oro. È possibile compararli con il protagonista Antoine Roquentin che non riesce a portare a termine una tesi di storia su un avventuriero del XVIII secolo, il signor de Rollebon.

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Corrado Alvaro, il cronista calabrese

Corrado Alvaro

Il nome di Corrado Alvaro non compare molto spesso nei manuali scolastici e nei libri di testo e la sua notorietà è legata al suo capolavoro Gente in Aspromonte, in cui mette inaugura il cosiddetto "tema calabrese" che poi risulterà ricorrente nella sua produzione. Probabilmente ad Alvaro la cultura italiana ha preferito la tradizione della narrativa di ispirazione regionale e meridionale di Verga, Capuana, De Roberto, e Pirandello, trascurando però una differenza sostanziale: alla società meridionale vista, dagli questi citati, come qualcosa di immutabile e senza speranza, dove nulla possono né la storia né gli uomini, Alvaro contrappone, forse in maniera troppo elementare (fatto questo che ha potuto giocare a sfavore di Alvaro sull'opinione e sui giudizi della critica), un mondo arcaico tragico, fatto di ignoranza, superstizione e povertà e che però non è immutabile, ma è un mondo in trasformazione che può essere giudicato soltanto con gli occhi della memoria.

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‘Anime Nere’ di Munzi: la nuova frontiera dello stereotipo

Del libro di Gioacchino Criaco, da cui è liberamente ispirata, la pellicola Anime Nere ne porta soltanto il titolo. Un prodotto cinematografico confezionato in modo eccellente ma vuoto. Estremamente credibili le performances degli attori, soprattutto delle comparse, tant’è che la linea di confine tra le abilità recitative dei professionisti ed esordienti si assottiglia molto. Cupa e realistica la fotografia, sorretta e sublimata dai paesaggi mozzafiato delle coste della Locride.

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‘Un viaggio con Francis Bacon’, di Franz Krauspenhaar

krauspenhaar

Franz Krauspenhaar è uno scrittore milanese dal talento eclettico, e la sua biografia ne è la prova. Ha lavorato in ambito commerciale in vari settori merceologici, anche se la sua carriera in qualità di scrittore ha inizio solo alla fine degli anni '90, pubblicando il suo primo libro a 39 anni. Ad oggi il suo estro creativo ha all'attivo: otto romanzi, un saggio narrativo, quattro libri di poesie e una serie di collaborazioni per la stesura di raccolte poetiche e narrative. I romanzi di Franz Krauspenhaar sono spesso delle autofiction ed egli è solito raccontare le sue storie attraverso la voce in prima persona. Il maestro indiscusso al quale Krauspenhaar sembra riferirsi per quanto riguarda lo stile, la discorsività libera e priva di tabù e colore della pagina è lo statunitense Henry Miller, scrittore altrettanto poliedrico. Tuttavia tra gli autori di riferimento primeggiano altri 'grandi maestri' che non possono non essere menzionati, ovvero: Thomas Bernhard, Heinrich Böll, Samuel Beckett, Dürrenmatt e Celine. Dalle premesse sin qui enunciate è possibile dedurre la densità della scrittura dell'autore milanese e apprezzarne al tempo stesso la capacità narrativa fuori dal comune.

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“Pearl”: L’inizio e la fine di Janis Joplin

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Un urlo. Una voce. Un lamento roco e disperato. L’agghiacciante intro di Cry Baby rivela tutto il tormento e l’angoscia di Janis Joplin, una delle più grandi blues-woman di tutti i tempi, e nel contempo rappresenta il folgorante attacco del suo primo ed unico album solista: Pearl, datato 1971. Dopo essere stata per anni la cantante del gruppo/comune Big Bother And The Olding Company (indimenticabile l’album Cheap Thrills del 1968 in cui è contenuta l’immortale Piece Of My Heart), l’artista texana decide di fare il definitivo salto di qualità e, con l’aiuto della Full Tilt Boogie Band, si chiude in studio a Los Angeles per incidere nove brani pieni di dolore e bellezza.

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