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‘L’Europa semilibera’ di Piovène: un continente ambiguo

Europa

Può essere interessante rileggere un saggio di taglio giornalistico tutto focalizzato su un’Europa che non c’è più ma che riserva ancora aspetti conoscitivi tali da essere sviluppati in testi apparentemente lontani. L’Europa semilibera di Guido Piovene proponeva nel 1973 una carrellata rapida ma incisiva sopra nazioni che già allora emanavano problemi istituzionali non secondari. Oggi tutto sembra essere mutato ma il dilemma di fondo era già nelle pagine francesi d’apertura: l'unificazione europea. Quale ragione ha di farsi – si chiedeva Piovene – sottolineando quel problema d’identità che affiancava un’unità tutta ancora da inventarsi a oggi secondo criteri non economicistici. Un’unità omogenea veniva rilevata per certi versi nell’area scandinava ma nel contempo trovava campo la consapevolezza di un’Europa disposta a considerare anche l’altro da sé: cercare di capire chi è diverso; pensiero che può tornare utile in una temperie di trapasso come la nostra dove assistiamo ad una fase di forte compressione dell’informazione verso forme liquidatorie di problemi complessi, sotto l’accelerazione di un sapere così frantumato da apparire irriconoscibile.

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‘Unsane’, il nuovo film di Soderbergh girato con un IPhone 7

Unsane

Nell’aridità delle sale cinematografiche, vuote e abbandonate come solo sanno esserlo durante i mesi estivi, c’è un titolo ad essere sulla bocca di tutti: Unsane, girato da Steven Soderbergh interamente con un iPhone 7, la cui camera integrata è stata potenziata da una app in grado di gestire fuoco, esposizione e temperatura. Il mezzo espressivo è unico, ma il risultato è elettrizzante, diramandone le potenzialità e gli esiti ovunque.

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Tematiche e linguaggio nel romanzo che ha stregato un’intera generazione ‘Il giovane Holden’ di Salinger

Holden

Non ebbi, forse, una volta una giovinezza amabile, eroica, favolosa, da scrivere su foglie d'oro?" si domandava Arthur Rimbaud, il poeta veggente. E passata la fase dell'adolescenza e della "post-adolescenza", forse siamo in molti a domandarselo e a contemplare il passato con occhi diversi, con dolente nostalgia, con amara malinconia. Ma chissà cosa direbbe Holden Caulfield, protagonista de Il Giovane Holden (The Catcher in the Rye, 1951) di J. D. Salinger, all'età di quarant’anni, cinquanta o perché no sessant’anni, a proposito della sua giovinezza e delle sue esperienze. L'adolescenza che trasuda dal suo racconto, che peraltro attinge a piene mani dalla biografia dello stesso autore, non pare brillare per bellezza: il personaggio che viene tratteggiato è, infatti, un ragazzo problematico, solitario, scapestrato (è stato appena espulso per l’ennesima volta), bugiardo, snob, superbo, particolarmente incline a scovare negli atteggiamenti di chi lo circonda il segno evidente della “ipocrisia”, la parola che forse più si ripete all’interno del romanzo.

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Al via l’evento Premio La Quara 2018

La Quara

A Borgo Val di Taro, meraviglioso comune della provincia di Parma esiste un premio letterario unico nel suo genere, il Premio La Quara. Il successo di questo evento culturale è confermato ogni anno dallo spropositato numero di partecipanti, duecento, circa, anche quest'anno in cui il premio compie il quinto anno di età. Un concorso letterario aperto al mondo dei social network e agli scrittori emergenti, dedicato alle "short stories", piccole storie che si sviluppano in poche pagine, capaci comunque (e con maggiore difficoltà) di creare mondi fantastici e suscitare forti emozioni.

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Il ministro Bonisoli, l’abolizione delle domeniche gratuite al museo e gli slogan mistificatori di Maurizio Martina

Bonisoli

Il Ministro della Cultura Bonisoli vuole abolire le domeniche gratuite al museo. Solo nel 2017 3,5 milioni di persone hanno visitato gratis il nostro patrimonio. Vogliono le bellezze d’Italia per pochi e non come bene pubblico. È già pronto lo slogan: meno cultura per tutti. Maurizio Martina ha twittato. L’apocalisse è giunta, siamo alla fine della civiltà e le orde barbariche gialloverdi hanno ormai invaso le culle della cultura -i musei- e ne hanno sbarrato le porte al grande pubblico. Siamo rovinati. Addio chilometriche code, addio affollatissime sale, addio schiamazzi, addio spintoni, addio. Non vedremo più l’attonita sorpresa sul volto dei turisti alla vista del biglietto gratuito; niente più sgomitate davanti a un’opera d’arte; e – orrore! – i giovani annoiati e intellettualoidi la prima domenica del mese saranno costretti a pagare per poter immortalare le loro epifanie davanti a un’opera d’arte, per poi immancabilmente postarle sui social con tanto di hashtag e didascalie ad effetto.

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