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Moriremo eleganti! La tirannia della mediocrazia in tutti gli ambiti del vivere civile

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L’anno scorso è stato pubblicato il saggio di un filosofo canadese saggiamente intitolato Mediocrazia, ma non è del libro che si vuole parlare, semmai del titolo. La mediocrazia come cifra del nostro tempo, il trionfo o anzi la tirannia della mediocrità in tutti gli ambiti del vivere civile. Gli esempi abbondano, non è difficile individuarla in ogni ambito della vita pubblica, dalla inappellabile medietà della politica alla generale incuria della produzione artistica e letteraria, per non parlare della volgarizzazione della lingua parlata e scritta, della condotta pubblica e privata, dell’abbigliamento e dell’oggettivo decadimento dell’architettura. Materiale di scarto, riciclo di avanzi estetici e politici presentati come novità. Ci siamo dentro tutti, nessuno escluso. Philippe Daverio, uomo d’eleganza sopraffina, ha definito il nostro tempo l’epoca del trash: Il trash è una cosa semplicissima: è l’opposto della complessità. Si prende un tema, lo si riduce al minimo dei suoi contenuti e quando si è superato il minimo di tollerabilità del banale, la sua capacità di comunicazione diventa vastissima. Portare un tema qualsiasi alla portata di tutti, indistintamente, operando solo con la carta vetrata fino a mostrarne le ossa e iniziando poi a rosicchiare anche quelle. L’intento fu nobile: rendere la complessità alla portata dei semplici. Peccato però che la realizzazione si è rivelata un disastro: invece di abituare ed educare alla complessità, si è ridotta questa ai minimi termini fino a non renderla più concepibile se non come affettazione, come posa o atteggiamento di aristocratica alterità.

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Pane, acqua e Reality Show: noi diventiamo ciò che vediamo?

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«Noi diventiamo ciò che vediamo. Diamo forma ai nostri strumenti e poi i nostri strumenti danno forma a noi». Quando si affronta l’analisi del contenuto di un determinato medium è angolare affidarsi al pioniere degli studi sui variegati strumenti di “rivoluzione” di massa, che introiettano automaticamente il messaggio di chi se ne serve: Marshall McLuhan. La televisione – medium glaciale, che ha bisogno di una partecipazione capitale per poter agire in maniera invasiva – è stata corteggiata e poi stuprata dai social media e dal web, venendo addirittura ammanettata dalle app per smartphone e dai sistemi digitali on demand, che creano un riciclo continuo dei suoi contenuti.

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‘Perché il cielo è di tutti e la terra no?’ di Giuseppe Stampone in mostra al CIAC di Foligno fino al 30 settembre 2018

Stampone

La mostra Perché il cielo è di tutti e la terra no? di Giuseppe Stampone ospitata dal CIAC Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno dal 24 marzo al 30 settembre presenta la produzione recente dell’artista con diversi suoi lavori legati ad alcuni temi-­‐chiave che va sviluppando da tempo: la dilatazione e la riappropriazione del proprio tempo intimo, tramite disegni stratificati, eseguiti con la penna BIC in nero, rosso e blu, di immagini iconiche prese dal web e rielaborate in pezzi unici in un processo di ribellione alla dittatura dello spazio-­‐tempo frenetico in cui tutti siamo immersi; la reinterpretazione di quadri storici in chiave contemporanea con la denuncia del fenomeno migratorio e della estrema povertà di grandi fasce della popolazione mondiale; la battaglia per una educazione globale, attraverso mappe, guide turistiche e abecedari, che invitano a riflettere su temi attuali come le migrazioni, le risorse idriche, le guerre.

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Quanti libri vengono scritti, pubblicati e letti ogni anno in Italia? Quanto vale il mercato dell’editoria? Chi sono gli italiani che leggono? Scoprilo nell’infografica!

Nelle classifiche internazionali sulla lettura dei libri, l’Italia si trova sempre in posizioni relativamente basse, riscontrando un’alta produzione di titoli (in aumento anno dopo anno) contro una bassa percentuale di lettori (che diminuisce anno dopo anno). Per fare chiarezza sulla reale situazione del mercato dell’editoria in Italia, abbiamo raccolto un po’ di dati relativi ai tre grandi soggetti che compongono questo mondo (gli editori, i libri e i lettori) e abbiamo creato l’infografica “L’editoria in Italia: pesci grandi e piccoli in un mare di libri”, che potete vedere qui sotto.

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‘Doppio amore’, il thriller erotico di Ozon che si compiace delle proprie visione a scapito delle narrazioni

Ozon

Incurante del fatto che i critici d’antan usavano puntualmente l’espressione “cinema ginecologico” per stroncare i film di Tinto Brass e affini, Ozon esordisce quasi subito con uno zoom all’indietro dello speculum dall’interno di una vagina seguito dal fulmineo taglio di montaggio che riprende in verticale il dettaglio di un occhio della paziente. In quanto all’interpretazione della sequenza ambientata in uno studio medico, gli spettatori sono lasciati del tutto liberi (azzardiamo: il sesso sta nello sguardo?). Per Doppio amore, dunque, le reazioni del pubblico saranno forti e divise già dall’incipit, ma in ogni caso il resto del film non stacca mai il pedale dalla sistematica esasperazione dei temi cari al regista: il sesso, la cartografia dei desideri segreti, i trompe-l’oeil tra sogno e realtà, i disturbi ossessivo-compulsivi, la tematica del doppio e una spirale di incubi riverberati da quadri, arredi, finestre e, guarda caso, un’infinità di specchi nella “pupilla” della macchina da presa in qualche modo assimilata al dilatatore corporeo dell’inizio. Trasponendo a Parigi un racconto dell’americana J. C. Oates, l’autore di Sotto la sabbia, Angel e Frantz dà fondo alle sue innegabili e talvolta esaltanti doti d’eleganza formale e raffinatezza compositiva per allestire l’ennesimo thriller erotico tipico di un cinéfilo edipico sotto perenne influenza di padri geniali quanto ingombranti (Bunuel, Hitchcock, Polanski, De Palma, Cronenberg) da cui, però, non riesce mai a liberarsi e quindi simbolicamente a uccidere.

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‘Tokyo Express’, il noir allusivo di Matsumoto

Tokyo

Con Tokyo Express, noir dal fascino ossessivo, tutto incentrato su orari e nomi di treni – un congegno perfetto che ruota intorno a una manciata di minuti –, Matsumoto ha firmato un’indagine impossibile, ma anche un libro allusivo, lucido, privo di ridondanze, che sa con sottigliezza far parlare il Giappone. I corpi di Sayama Ken’ichi e della giovane Otoki vengono ritrovati a Kashii, precisamente sulla spiaggia del promontorio che affaccia sulla baia di Hakata. Sono distesi su una lastra di roccia scura, i vestiti smossi dal freddo vento marino. Dai primi rilievi della polizia è subito chiaro che i due si sono suicidati e le analisi di poco successive confermeranno l’uso del cianuro, anche contenuto in una bottiglietta vuota di succo di frutta posta a fianco dei cadaveri. il caso viene subito etichettato come il suicidio amoroso di due tristi amanti. Iniziano le ricerche per scoprire l’identità dei due corpi e da subito, agli occhi del vecchio ispettore Torigai Jutaro, qualcosa non quadra in quella scena apparentemente perfetta.

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